14 settembre 2006

Basilisk


Si tratta di una serie ambientata fra la fine di un lungo periodo di torbidi (gli ultimi trent'anni del XVI secolo) e gl'inizi dell'epoca Tokugawa, com'è chiaramente comprensibile sia dalle date che spesso compaiono sia dal fatto che fra i protagonisti sono presenti alcuni personaggi storici: lo stesso shougun Ieyasu, il famoso maestro di spada Hatto Hanzori e il maestro di spada Yagyu Munenori, al diretto servizio dello Shougun.

Anzitutto, devo dire che la serie non è stata doppiata in italiano, ma è disponibile solo fansubbata; il che non è un grande problema, vista la qualità mediamente alta delle traduzioni.

Il giudizio che ne posso dare è molto lusinghiero. Le animazioni sono fluide, i colori vivaci, gli effetti sonori adeguati.

La storia è forse un po' scontata: due clan rivali cercano di farsi la guerra in ogni modo possibile nonostante l'amore che unisce i due giovani eredi, la bella Oboro, del clan di Iga, e il forte Gennosuke del clan di Kouga. Sennonché, proprio quando sembra che tutto possa risolversi bene, ci si mette lo Shougun in persona a complicare le faccende...


Abbondano i duelli fra ninja, titolari di tecniche spettacolari quanto improbabili, secondo la collaudata tradizione nipponica.

Per ora sono a circa metà strada; non so ancora come si svilupperà la trama, ma di certo gli autori sanno come tener desta l'attenzione e catturare l'interesse dello spettatore.

Se vi piacciono le serie d'ambientazione storica, con duelli anche atroci, ma con la possibilità di rievocare il Giappone feudale in tutto il suo truce splendore, non lasciatevi sfuggire l'occasione di guardare Basilisk.

13 settembre 2006

Passeggiare per la città

Andare in giro per una grande metropoli ha i suoi lati negativi.
Lo smog ti assale dappertutto, il rumore della auto è assordante, soprattutto perché ce ne sono troppe, lo scenario non sempre è paradisiaco: immondizia, sfacelo, degrado.

Eppure, a volte ci sono momenti in cui la possibilità di immergerti letteralmente nell'universo umano della città ha un che di epico: incontri decine e decine di uomini e donne diversi per fisionomia, abitudini, vestiario, modo di camminare e di parlare. E' in questi casi che mi sovvengono sempre due pensieri: 1) non sarebbe molto più semplice per tutti riuscire a vivere pacificamente invece d'ingegnarci a trovare mezzi e metodi per truffarci a vicenda? 2) siamo davvero capaci di vivere assieme, noi tutti così diversi?

Almeno per me, in un certo senso è come se il pensiero vagasse per le strade della città al pari degli innumerevoli esseri umani che l'attraversano, inseguendo problemi e riflessioni che tuttavia, quando varco la soglia di casa, spesso scompaiono.

Geek-Geek

E' un cortometraggio proprio artigianale: soggetto, realizzazione e attori sono quanto di più "non professionale" si possa immaginare.

Tuttavia è un filmino divertente, a suo modo ben girato, e senz'altro piacevole da guadare, soprattutto perché il regista ha saggiamente deciso di non esagerare con il tempo: se fosse stato anche un po' più lungo, sarebbe stato noioso.

Ci si ritrovano tutte le fissazioni & paranoie tipiche del mondo dei geek: la passione per i telefilm americani di fantascienza, l'interesse talora morboso per il mondo dell'informatica e delle telecomunicazioni, l'acquisto scriteriato su e-bay e via dicendo.

Linguaggio tendenzialmente pulito non senza accenni a un gergo giovanile (o giovanilistico?) molto di moda fra l'ambiente geek.

Un'occhiata il sito la merita senza dubbio; altrimenti potete scaricare direttamente il film.

03 giugno 2006

Anime: Elfen Lied

Divino.

Mi sono imbattuto per puro caso in quest'anime è devo dire che è stupendo.

Ovviamente ognuno ha i propri gusti e quindi il giudizio di uno grosso modo equivale al giudizio di un altro, ma posso dire sicuramente che almeno gli aspetti tecnici sono curatissimi.

La storia, giusto per non spoilerare, tratta delle vicende di alcuni personaggi, noti come Diclonius, dotati di strani poteri e improvvisamente piombati nella vita di due cugini (maschio e femmina) che più o meno volontariamente finiscono con l'"adottarli".

La serie è breve (appena 13 episodi più un OAV che non serve a molto) ma realizzata con uno standard molto elevato: le animazini sono quasi sempre ineccepibili, i dialoghi ben fatti (ma ne riparleremo sotto), la trama contorta ma non troppo. Unico neo potrebbe essere il compiacimento splatteroso di molte scene: arti mozzati, fiumi di sangue, teste esplose e via dicendo, ma in fondo l'anime nasce espressamente come serie (più o meno) fantascientifica/horror/splatter, e quindi sarebbe un po' sciocco lamentarsene.

Quanto ai dialoghi, Elfen Lied non è stato acquistato in Italia da nessuno, quindi non è neppure doppiato. Esistono tuttavia gruppi di fansubber (in sostanza sono appassionati che traducono e sottotitolano le versioni originali) che hanno curato l'edizione sottotitolata in italiano, peraltro di ottima qualità e con grande cura del dettaglio.

Peccato per il finale, piuttosto troncato, che lascia chiaramente intravedere il fatto che la storia nel manga presumibilmente continui in qualche altro modo, ma non conosco la versione "mangacea" e non è detto che prima qualcuno dei nostri editori non decida di tradurla.

Una considerazione a parte meritano le musiche e la sigla inziale.

La musica della sigla iniziale (che torna abbastanza spesso nel mezzo di alcuni eposodi) è composta da Kayo Konishi e Yukio Kondou, che hanno preso alcuni passi della Bibbia (soprattutto salmi) e li hanno musicati in modo da ricreare una sorta di canto gregoriano.

Il canto gregoriano non lo conosco e quindi non so se il risultato sia fedele; tuttavia l'impatto complessivo è senza dubbio molto potente.

Quanto alle immagini della sigla inziale, si tratta di alcuni quadri di Klimt ridisegnati e riadattati in stile manga, con l'inserzione dei personaggi dell'anime. Di gusto probabilmente discutibile, ma, ancora una volta, di forte impatto emotivo.

Come giudizio finale non esito ad attribuire un 9 pieno; non arriva al 10 soltanto perché finisce in maniera ben poco chiara.

Ad ogni modo, lo consiglio a tutti.

02 giugno 2006

Il Viaggio: Due

Marciarono per alcune ore in perfetto silenzio.

Ogni tanto l’elfa lanciava lunghe occhiate alla foresta che attraversavano, come per cercare qualcosa che sempre le sfuggiva.

Perché quella strana sensazione d’essere guardata? O meglio: perché era convinta che qualcuno –o qualcosa- la stesse osservando?

Di tanto in tanto credeva che fossero i gufi dai grandi occhi gialli a scrutare l’oscurità alla ricerca del pasto notturno, ma a poco a poco si convinse che nessun gufo avrebbe mai potuto procurarle quella sensazione di disagio.

Il vecchio si fermava a intervalli regolari saggiando il terreno; si bloccava all’improvviso, come colto da un pensiero folgorante; piantava il bastone con vigore in un tratto di terriccio più morbido; annusava l’aria come un cane da caccia. Poi si avvolgeva più strettamente nella pesante cappa di lana grezza e riprendeva a camminare.

Dopo una notte che parve infinta, la piccola compagnia fu sorpresa da un’alba fiammeggiante. Il sole comparve all’improvviso, senza lasciarsi annunciare dai tenui colori rosati dell’aurora, ma, fiero come un antico guerriero, comparve minaccioso nel cielo livido e scacciò tenebre e gelo.

Il giovane si lasciò inondare dai raggi del nuovo sole sorridendo di compiacimento; il vecchio lanciò un’oscura bestemmia contro gli spiriti della luce e affrettò il passo; l’elfa scrutò a lungo fra i rami degli alberi, sperando d’intravedere qualcosa grazie alla luce del mattino, ma, delusa, chinò il capo e riprese a camminare.

«Sono quasi due giorni che camminiamo senza quasi riposarci», disse a un tratto il giovane «fino a quando resisteremo?».

La domanda non era rivolta a nessuno in particolare, ma la vecchia guida si sentì in obbligo di rispondere:

«Quando il sole sarà alto arriveremo al villaggio. Allora riposeremo».

Non c’era altro da dire.

01 giugno 2006

Yoshimoto H/H

Ho appena finito di leggere H/H della Yoshimoto.

Il libro è composto di due racconti lughi, Hard Boiled e Hard Luck, di consistenza grosso modo identica.

Il primo narra le elucubrazioni oniriche di una ragazza durante una notte allucinata in un villaggio di montagna; il secondo è il resoconto delle riflessioni compiute, sempre da una ragazza, negli ultimi giorni di vita della sorella.

Ho amato due libri della Yoshimoto: Tsugumi (divino) e L'ultima amante di Hachiko (intenso e struggente). Ho letto Kitchen, NP, Amrita, Sonno Profondo e sto leggendo Sly.

Devo dire che la Yoshimoto non riesce più a piacermi in alcun modo. Con tutta la tenacia e la forza del fan deluso, cerco di leggere e di rileggere le medesime pagine alla caccia di uno spiraglio di luce che mi possa permettere di cancellare le tenebre, ma nulla.

Hard Boiled è inutilmente lungo; la scrittura scorre fluida ma piatta, senza guizzi senza coinvolgimenti, come se fosse un racconto su commissione. Tutto è troppo banale e troppo semplicistico; certo, l'ambientazione esotica (per noi occidentali) può donare una cornice fascinosa (ancor di più per chi ama il Giappone), ma la sostanza resta povera e scialba.

Dov'è l'intensità di Tsugumi? Magari si è persa con il tempo che passa.

Quanto ad Hard Luck le cose vanno un po' meglio: la storia prende fin dall'inizio, è ben congegnata e dotata di una certa poetica profondità che si giova anche del confronto con la piattezza di Hard Boiled. Tuttavia, anche qui, nonstante l'argomento, vien fuori un racconticino discreto ma privo di vero spessore.

Leggere Tsugumi e H/H dà la chiara senzazione di come un grande talento possa a volte prendere enormi cantonate.

Il Viaggio : Uno

La luna era già sorta da un pezzo, grande e candida; da quanto tempo non si fermavano a osservare il cielo?

Gli alberi sembravano giganti assopiti nel freddo della notte, silenti e minacciosi come lupi affamati. Spesso dicono che la foresta sia ospitale, che i suoi sentieri, sempre netti e definiti, siano quasi in grado di trasmettere una sensazione di pacifica serenità.

Ma dov’era questa serenità?

Camminavano in silenzio, distanti fra di loro per non correre il rischio di doversi parlare.

Un vento spesso gelido soffiava da est, cercando d’insinuarsi fra le querce maestose, come se volesse piegare tutta la foresta in unico sofferto lamento.

Un vecchio gufo dagli occhi tondi e giallastri s’alzò improvvisamente in volo e planò per lunghi istanti sul piccolo drappello di viaggiatori; poi, forse affamato, scomparve tra i fitti rami di un albero secolare e si dedicò alla caccia.

«Manca ancora molto?».

La voce risonò roca e lontana, dispersa dal vento della notte.

Il vecchio dalle mani nodose si fermò un attimo, si guardò attorno con fare attento, piantò accanto a una roccia il suo bastone dalla punta di ferro e sganciò dalla cintura la borraccia. Bevve un lungo sorso d’acqua con indicibile soddisfazione, poi, asciugandosi la bocca con una mano risposte seccato:

«Un paio d’ore».

Il giovane che aveva parlato lanciò uno sbuffo di collera e di noia; guardò a lungo il profilo dell’elfa che s’avvicinava a passi lenti e cadenzati, poi riprese la marcia.

Il vecchio li guidò lungo una stretta pista che aggirava una piccola collina; passarono accanto a una palude che si nascondeva sotto un fitto sottobosco e infine raggiunsero un torrente che scorreva impetuoso, alimentato dalle piogge che erano cadute nelle ultime settimane.

Guadarono il torrente con difficoltà; il vecchio non volle entrare nell’acqua prima d’essersi accertato che non vi fosse alcun tipo di ponte, né a monte né a valle, per almeno un migliaio di passi.

«Se ci sono i ponti, allora bisogna usarli», disse come spiegazione.

Ma né il giovane né l’elfa gli credette.

31 maggio 2006

Ecco l'inizio

In realtà sto solo cercando di capire come funziona.

Direi che il meccanismo è piuttosto macchinoso, ma forse è solo che non conosco bene l'html.

Vedremo.